E' un fine settimana lungo quello che si e' aperto oggi. Lunedi molte attivita' resteranno chiuse in osservanza della festa ebraiaca, Yom Kippur. Il clima e' ancora mite e le terrazze di Manhattan si animano di BBQ, brunch o late lunch come quello che ho appena trascorso io. Cosi i newyorkesti si spostato da un lato all'altro dell'isola sopportando pazientemente il ralletamento del traffico causato dall'incontro dei grandi al palazzo delle Nazioni Unita. Neppure le primarie per le elezioni amministrative sono cosi invandenti nella vita dei cittadini.
Si, in questi giorni qui a Manhattan ti senti proprio cittadino del mondo, i principali capi di stato son tutti qui, a qualche decina di strade da casa mia. La tv trasmette interviste di continuo e la gente conversa, tra una birra e l'altra tra un boccone di sedano ed uno di carota, degli eventi di questi giorni, dei messaggi lanciati in queste ore dal palazzo delle NU.

Ma la realta' e' complessa, difficile da accettare. La superpotenza americana ha dimostrato le sue debolezze ed e' constretta a confrontarsi con crisi economica, perdita dei posti di lavoro, panedema, crisi del sistema sanitario, l'ambiente e tutto il resto. Eppure questo paese ha gia' indicato la svolta eleggendo un personaggio nuovo che si muove in modo nuovo, dimostrando un incredibile e per certi versi scomoda lungimiranza. Ha ereditato un disastro che non ha creato lui, che cerca di arginare con una visione innovativa, sopratutto per questo paese. Ma cio' che e' nuovo fa sempre paura al genere umano. Good bless you Mr. President!